Camera, affitti degli immobili pagati il doppio dei canoni di mercato. La perizia dell'Agenzia del Demanio

11/03/2015 3:22 PM IST | Updated 15/07/2016 8:25 AM IST
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Ansa

La questione è stato uno dei cavalli di battaglia del Movimento 5 Stelle negli ultimi mesi. La Camera dei Deputati ha speso somme ingenti, assolutamente fuori mercato, per l'affitto degli uffici dei deputati nei palazzi Marini. Mezzo miliardo di affitti pagati alla società Milano '9 dell'immobiliarista Sergio Scarpellini.

Il Corriere della Sera rivela oggi che c’è una lettera firmata Roberto Reggi, direttore dell’Agenzia del Demanio, che fa chiarezza su questa vicenda, certificando che gli affitti di Montecitorio erano pagati all'immobiliarista il doppio rispetto ai canoni del mercato.

C’è scritto, ad esempio, che per uno di quei quattro immobili - classificato come Marini 3 - il canone giusto è di 313 euro al metro quadrato, che dovrebbero scendere addirittura a 266 con la riduzione prevista dalla legge. Una somma che è meno della metà rispetto ai 647 euro annui pagati finora. Ma anche dei 618 euro proposti da Milano ‘90 giusto qualche giorno fa, nel tentativo di salvare almeno una parte di quella clamorosa rendita apparentemente franata con la decisione della Camera di rescindere i contratti.

La vicenda si complica perché c'è un’arma letale in mano all’immobiliarista e sono i 400 dipendenti di Milano ‘90 che in base ai contratti di fornitura di servizi prestavano servizio in quei Palazzi. Con la rescissione degli affitti finirebbero in mezzo a una strada. Da qui l’improvvisa virata. Si rinuncerà a due soli palazzi anziché a tutti e quattro, com’era stato già deciso. Alla stima del Demanio, Scarpellini ha replicato offrendo i palazzi Marini 3 e 4 per un canone totale di 8 milioni l’anno più Iva. Ovvero, quasi 400 euro al metro quadrato: ritenendo che la Camera debba pagare anche la sua rinuncia alle carte bollate. E per una durata contrattuale di sei anni più altri sei. La proposta è finita per ora in frigorifero. Si è scoperto che Milano ‘90 ha un debito di 615 mila euro con l’Inps e l’Inail per i contributi previdenziali non versati di quei lavoratori.